fbevnts Libri Architettura e Design | Libreria Cortina dal 1946 | Pagina 28
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Bottega storica milanese
Libreria Cortina
Bottega storica milanese dal 1947

Architettura e Design

Tutti i libri di Architettura e Design - Pagina 28

Arketipo n. 193 Giugno 2026

Durability

editore: Tecniche Nuove

pagine: 160

Arketipo è una rivista bilingue (italiano/inglese) di architettura e di ingegneria delle costruzioni che offre ai diversi attori del processo edilizio (studi, imprese, pubblica amministrazione, enti pubblici) informazioni operative e concrete su ogni progetto, con particolare attenzione ai dettagli costruttivi, ai materiali impiegati e ai sistemi tecnologici utilizzati. I temi e i protagonisti dell’architettura contemporanea vengono indagati attraverso progetti approfonditi alla scala del dettaglio e focus sulle tecnologie costruttive utilizzate. Esce 9 volte l’anno e ogni monografia affronta un tema tecnologico sviluppato in più sezioni: – Cantiere: l’esecuzione di un’opera architettonica di particolare interesse costruttivo;– Progetti, raccontati attraverso schede tecniche, planimetrie, prospetti e sezioni, dettagli costruttivi, foto a colori dei particolari utilizzati;– Materiali e sistemi, per il corretto e innovativo utilizzo dei materiali reperibili sul mercato con riferimento alla normativa tecnica e ai capitolati prestazionali;– Impianti, focus tecnologico sulla fase progettuale ed esecutiva;– Varie Rubriche, a supporto dell’attività quotidiana dei progettisti.
9,00 €

Bologna. Insegne storiche tradite-Bologna. When shops signs lie

Michela Rossi

editore: Supernova

Questa pubblicazione vuole portare in evidenza un aspetto poco conosciuto, le storiche insegne 'tradite', fotogrammi che accom
12,00 € 11,40 €

Interni N. 761 – 5/2026

The Polyamorous Home

editore: Mondadori

pagine: 112

Contents: IN BRIEFGreen powerSimbiosi tra natura e tecnologiaPraticità sostenibile PRODUCTIONLuci della città RADARPROJECTSSemplice complessitàMiami, Massimo Iosa Ghini – Cuore italianoNYC, Mathieu Lehanneur, Oltre la casa WINE DESIGNGaja, questione di eleganza EXHIBITIONSDavide Groppi – Un’ora di luce EVENTSLondon, The Italian HospitalityVibrazioni neobarocche a Ragusa Ibla HOSPITALITYNYC, Hotel AKA NoMad FAIRSProposte, Estetica tessile CAR DESIGNL’orgoglio della famigliaEmozioni alla coreanaIl passato ben rimodernato VOICESDESIGNFUL FASHIONPensare scarpe vive di Paolo Ferrarini DISRUPTIVE DESIGNSmiljan Radic, Abitare l’instabilità di Paola Carimati YOUNG DESIGNERSThe Rodina, Il design come situazione di Elisa Massoni NEW MATERIALSOltre l’argilla di Valentina Croci CINEMANuove case per nuove famiglie di Gianni Canova BOOKS di Matteo Vercelloni TRANSLATIONS FIRMS DIRECTORY
8,00 €

Arketipo N. 192 - 5/2026

Natural

editore: Tecniche Nuove

pagine: 160

9,00 €

10 storie di architettura e comunità alpine-10 stories of architecture and alpine communities

a cura di E. Corradi , K. Santus

editore: Biblion

pagine: 60

"10 storie di architettura e comunità alpine" si basa sul docufilm Il tempo della montagna
18,00 € 17,10 €

Obstinate

Daniela Facchinato , Alberto Coretti

editore: Corraini

pagine: 388

Ostinazioni è un viaggio intimo e corale nel percorso umano e creativo di un uomo che ha saputo "assemblare" il futuro
29,00 € 27,55 €

Oltre i recinti militari

Loredana Ficarelli

editore: Libria

pagine: 108

Questo volume nasce da un lungo percorso di lavoro, accompagnando il Politecnico di Bari in una trasformazione profonda e cons
12,00 € 11,40 €

Il sistema termale in Sardegna. Architetture per i paesaggi naturali, culturali e storici

a cura di G. Peghin , S. Curioni E. Fiorentino C. Pisano
e altri

editore: Libria

pagine: 188

Il volume presenta gli esiti di una ricerca scientifica e di un laboratorio di tesi dedicato al sistema termale della Sardegna
18,00 € 17,10 €

Munari tutto di carta. Catalogo ragionato dalle collezioni Montecchi e Libreria Pontremoli

Giacomo Coronelli , Bruno Munari

editore: Editori Vari

pagine: 639

Catalogo di vendita con ambizioni bibliografiche, dedicato al Munari “su carta”. Organizzato per sezioni cronologiche, propone una ricognizione alquanto esaustiva della produzione grafica, editoriale e progettuale dell’artista. Oltre mille lotti corredati da centinaia di immagini a colori pregevolmente impaginati da Camilla Lietti. Descrizione fisica in 8°, cartonato editoriale con sovracoperta, stampato in bianco e nero opaco/lucido, riproduce illustrazioni dell’artista, numerose fotografie nel testo.
90,00 € 85,50 €

Domus 1113, Giugno 2026

editore: Editoriale Domus

pagine: 100

CONTENUTI DOMUS 1113 – GIUGNO 2026 Dai progetti di Oma, Snøhetta e Mvrdv alla Giza di Heneghan Peng, nel numero di giugno di Domus l’architettura non è una decorazione estetica, ma un’infrastruttura morale che ha “il coraggio di farsi vedere” Ogni numero di Domus nasce da una meditazione. Questa volta è dichiarata fin dalla copertina: l’architettura è immagine. Non diventa immagine, non si serve dell’immagine, è immagine, nel senso più radicale e scomodo del termine. Ma Ma Yansong, guest editor, non lo dice come una resa. Lo dice come chi ha costruito abbastanza da sapere che ogni edificio nasce già come visione mentale, e che la capacità di comunicare quella forma non è un optional commerciale ma una condizione costitutiva del progetto contemporaneo. La bellezza non è decorazione. È energia, ordine, cura, e oggi anche il coraggio di farsi vedere. La domanda che attraversa il numero, “un’architettura virale è ancora architettura?”, non trova una risposta unica, né il numero la cerca. La apre su più fronti, la gira, la consegna a voci diverse. Il saggio di apertura affronta il fenomeno wanghong con una densità analitica rara nella stampa di settore: la stazione Liziba di Chongqing, dove i treni passano letteralmente attraverso gli edifici residenziali, è diventata uno dei luoghi più fotografati della Cina non per scelta di un architetto ma per risonanza collettiva spontanea su Xiaohongshu e TikTok. Lo spazio urbano si fa speculazione: chi ottiene like ottiene valore, chi perde la risonanza perde il proprio senso economico. È una forma di urbanistica algoritmica che nessun piano regolatore aveva previsto. Il wanghong è morto, l’articolo lo dichiara senza nostalgia, e già si trasforma nel suo successore. Lunga vita al wanghong. Risponde, in dialogo implicito, il testo di Joseph Grima e Valentina Ciuffi, fondatori di Alcova, lo spazio espositivo nomade che ogni anno sceglie contenitori architettonici di straordinaria potenza iconica: l’ex Ospedale Militare di Baggio, Villa Bagatti Valsecchi, le serre Pasino. La loro tesi è precisa: l’immagine è il portale. Parla alla psiche, attrae l’occhio, genera il desiderio di presenza. Ma il portale deve aprirsi su qualcosa di sostanziale. L’architettura del contenitore è già il primo messaggio che l’opera manda al mondo, e se quel messaggio è vuoto, nessuna quantità di like potrà colmarlo. A dare corpo alla domanda nel modo più diretto è la conversazione tra Ma Yansong ed Edi Rama, artista e Primo Ministro dell’Albania da quasi vent’anni. Rama dice una cosa che vale più di molti manifesti: “Non puoi mostrarmi una sola città brutta e prospera”. L’architettura eleva le persone o le deprime. Non è estetica: è politica. Tirana si sta trasformando, con Oma, Snøhetta, Mvrdv, con colori applicati sulle facciate grigie del periodo comunista come atti di resistenza civile, perché qualcuno ha avuto il coraggio di pensare che lo spazio costruito non è decorazione ma infrastruttura morale. Il numero attraversa diversi progetti. Jonathan Glancey racconta il Grand Egyptian Museum di Heneghan Peng Architects a Giza: vent’anni di cantiere, cinquanta ettari di sito, un edificio che connette museo e deserto attraverso un ventaglio di linee prospettiche allineate alle piramidi di Khufu, Chefren e Micerino. Glancey ha l’onestà di scrivere che il museo completato perde qualcosa dell’eterna magia del progetto di concorso, quella tensione del non-ancora, dell’architettura come promessa. Eppure le folle si riversano già all’interno, ben prima che la metropolitana lo raggiunga. Oma presenta l’ampliamento del New Museum di New York: sette piani che dialogano con l’iconico edificio di Sanaa del 2007, monolitico di giorno e trasparente di notte, rivelando la propria anatomia interna al quartiere di Bowery. Snøhetta firma la Grand Opera House di Shanghai ispirandosi ai movimenti fluidi del corpo nella danza: il tetto elicoidale è palcoscenico pubblico, piattaforma di osservazione, luogo di raccolta civica, un’architettura che recita prima ancora che si alzi il sipario. David Chipperfield Architects con Arup presenta l’Arena Milano nel quartiere Santa Giulia, sede olimpica invernale 2026, con la sua facciata di tubi di alluminio che scintilla di giorno e di notte si trasforma in schermo Led, rileggendo l’anfiteatro romano alla scala umana del quartiere. James Turrell porta ad Aarhus il suo Skyspace più ambizioso – quaranta metri di diametro, sedici di altezza, un oculo sul cielo che trasforma la percezione del tempo e della luce. “L’architettura tiene il cielo vicino”, scrive Turrell, “così che l’atto stesso di guardare diventi l’opera”. È una definizione di architettura che non ha nulla da spartire con la viralità, e tutto da spartire con la presenza. Tra le pagine più affascinanti e suggestive del numero c’è la fotografia di Matt Emmett sugli edifici abbandonati: il National Gas Turbine Establishment, le acciaierie di Liegi, il carcere di Reading Gaol. Strutture che stanno scomparendo nell’incuria e nel silenzio, e che attraverso la fotografia ottengono un’ultima possibilità di essere riconosciute. Se l’unico modo per preservare la memoria di un’architettura è l’immagine, scrive Emmett, quell’attività di documentazione vale già qualcosa. Il numero si chiude idealmente con il progetto Mirage di Ma Yansong per la Tour Montparnasse, specchi concavi che avrebbero riflesso la Tour Eiffel capovolta sulla cicatrice di Parigi. Non è stato realizzato, né poteva esserlo: era un atto critico, uno specchio posto davanti alla storia ininterrotta del potere monumentale. A volte l’immagine che conta di più è quella che non si costruisce mai. Nel Diario curato da Elena Sommariva il numero trova il suo respiro più personale. Mariotti apre con la Biennale Arte 2026 “In Minor Keys”, doppiamente orfana: della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio 2025 a 57 anni, e della scommessa intellettuale che avrebbe potuto essere. Il team che aveva scelto porta a termine il lavoro di un’altra persona; non era il momento della scommessa, ma il tempo del rispetto, con un costo altissimo: la mostra prende la forma di un omaggio, non di una riflessione. L’apparato teorico è solido, ma la mostra che ne risulta è tra le più esili degli ultimi anni. Le opere dialogano sempre per affinità, mai per contrasto. Alla Biennale 2026 si respira, si cammina, ci si riposa. Nessuna scossa. Niente passione. Il dito, il dibattito attorno a Buttafuoco, ha soverchiato la luna. E la luna, questa volta, se lo meritava poco. La bellezza non è decorazione. È energia, ordine, cura, e oggi anche il coraggio di farsi vedere. Simona Bordone recupera dall’Archivio il testo di Pierre Restany sulla Biennale del 1968: il parallelo con l’oggi è imbarazzante nella sua precisione. Il peggior nemico dell’artista, scriveva Restany, è il conformismo dei valori stabiliti, l’estetica dogmatica, la sclerosi dei generi tradizionali. Valentina Petrucci incontra Fabrizio Moretti che racconta della Visitazione di Pontormo a Carmignano, in una chiesa appartata, quasi segreta. Il cuore segreto del quadro non sta nell’abbraccio né nei colori acidi e innaturali che hanno reso Pontormo inconfondibile. Sta nell’ancella di sinistra che ci guarda. Il quadro non vuole essere visto: vuole vedere. Mariotti racconta il restauro di Villa Priuli Crisanti in Val Liona, condotto da Romina e Domenica Mimma Raulli nel segno della compatibilità, della reversibilità, della misura. Come scrisse Cesare Brandi, il restauro non è un atto creativo: è un atto critico. E questa villa è ora di Andrea Crisanti, epidemiologo di fama mondiale che ha scelto di restituire parte del suo successo alla storia. Il Contrordine affronta l’Italia abbandonata: le stazioni chiuse nel 1986, i castelli demaniali, le caserme dismesse. Di chi è questo patrimonio? La risposta, sempre, è la stessa: è dello Stato, è di tutti, perciò di nessuno. Il contrario di res nullius non è res privatae. È res curata. La cosa di cui qualcuno si prende concretamente cura.
15,00 €

L'organo Agati della chiesa di San Michele a Canevare

Riccardo Castagnetti

editore: Edizioni Artestampa

pagine: 48

Il restauro dell'organo storico della chiesa di San Michele Arcangelo di Canevare rappresenta molto più di un intervento tecni
10,00 € 9,50 €

Casa «D». Una casa, un libro

Enrico Sello

editore: Gaspari

pagine: 64

Molti si chiederanno perché ho scelto di pubblicare una sola casa e non tante case
14,50 € 13,78 €

La galleria degli specchi di Palazzo Medici Riccardi. Guida

Valentina Zucchi , Giuseppe Scavizzi

editore: Officina Libraria

pagine: 64

Dopo l'acquisto da parte dei Riccardi, palazzo Medici fu ampliato da un'ala occidentale e dal prolungamento della facciata su
10,00 € 9,50 €

The hall of mirrors in Palazzo Medici Riccardi. Guide

Valentina Zucchi , Giuseppe Scavizzi

editore: Officina Libraria

pagine: 64

Dopo l'acquisto da parte dei Riccardi, palazzo Medici fu ampliato da un'ala occidentale e dal prolungamento della facciata su
10,00 € 9,50 €

Usi, riusi, abbandoni. Progetti e soluzioni per la gestione del territorio

a cura di I. Trivelloni , G. Azzena R. Busonera
e altri

editore: Quasar

pagine: 256

L'idea del volume nasce nell'ambito del progetto PRIN dal titolo Diritto e buone pratiche nella gestione del territorio tra an
35,00 €

Architettura organica. L'architettura della democrazia

Frank Lloyd Wright

editore: Abscondita

pagine: 144

«Percorrendo la varia, vasta superficie della nostra madre terra, ho visto che solo laddove l'uomo edificò le sue opere miglio
20,00 € 19,00 €

La Nuova Architettura e il Bauhaus

Walter Gropius

editore: Abscondita

pagine: 96

«Nutro la convinzione che la Nuova Architettura sia destinata ad assumere una portata molto più ampia di quella che oggi ha l'
13,00 € 12,35 €

Domus N. 1112 Maggio 2026

editore: Editoriale Domus

pagine: 100

Dai progetti di Sanaa, Snøhetta e Big alla Beirut di Lina Ghotmeh, passando per il dialogo tra Ma Yansong e Thomas Heatherwick, nel numero di maggio di Domus l’architettura non è più una forma statica, ma una partitura in continuo movimento che deve “farci sentire vivi”. Cosa deve essere un edificio, nel mondo che abitiamo? Non una forma. Non una funzione. Non un’icona. Domus 1112 arriva in edicola con Ma Yansong come guest editor e con questa domanda come bussola, una domanda che non ammette risposte semplici, e che il numero affronta con la radicalità e la grazia che appartengono ai suoi momenti migliori. L’architettura, dice Yansong, è movimento. È la maniera in cui i corpi si muovono nello spazio, nel tempo, nella luce e nel suono. Si dice che sia musica congelata, ma la parola “congelata” è sbagliata. Una porta chiusa divide lo spazio come un muro; una rampa lo percorre come una passeggiata nella natura. L’architettura non deve solo soddisfare le necessità umane: deve ispirare. Deve interagire. Incoraggia le transizioni spaziali, dissolve i confini, moltiplica le forme possibili dell’essere umani. A questa apertura rispondono due saggi. Ma Qingyun rilegge il presente della disciplina come una rivoluzione interna, silenziosa, che si dispiega dentro i sistemi normativi, finanziari, digitali. L’architettura non viene più consegnata alla società, viene negoziata con essa, non è una diminuzione della disciplina, è una redistribuzione della sua intelligenza. Lina Ghotmeh parte invece dalla propria esperienza di crescere a Beirut, città seppellita sette volte e risorta: per lei il movimento non è spostamento, è trasformazione, la capacità di evolversi rimanendo connessi a ciò che ci ha preceduto. L’architettura è sempre una forma di ascolto prima che di costruzione. La conversazione tra Ma Yansong e Thomas Heatherwick è tra le più intense della stagione editoriale. Heatherwick articola una convinzione che attraversa tutto il numero: la professione ha sviluppato un’immagine in cui tutto è sotto controllo, in cui il progettista appare come un burocrate affidabile. Questa idea di razionalità è però inapplicabile, una volta che si constata come gli esseri umani siano guidati da emozioni e sentimenti. Il senso del movimento non è esibizionismo: dà emozione. E l’emozione è il compito più urgente dell’architettura nel secolo della solitudine. Da qui il numero si apre in un atlante geografico e poetico del movimento nella pratica contemporanea. Il Taichung Green Museumbrary di Sanaa, inaugurato a dicembre 2025 a Taiwan, unisce museo d’arte e biblioteca pubblica in un sistema di otto volumi interconnessi, rampe a spirale e spazi di fusione: lavora sul Neutro — nel senso in cui lo intendeva Roland Barthes, spazi indeterminati, aperti al contingente. Il Suzhou Museum of Contemporary Art di Big è dodici padiglioni che si sciolgono nel paesaggio del Lago Jinji con coperture in acciaio spazzolato che si drappeggia come catenarie. La stazione Qasr AlHokm di Riad, firmata da Snøhetta, agisce come un periscopio urbano: la copertura riflette la città verso il basso e il sottosuolo verso l’alto, mentre un giardino temperato a trentacinque metri sotto il livello stradale introduce una natura impossibile nel ventre della metropoli. La stazione Centro Direzionale di Napoli, di Benedetta Tagliabue, porta nella città una foresta di legno lamellare che connette il quartiere di Kenzo Tange, isolato e artificiale, figlio degli anni Settanta, alla profondità storica e vulcanica di Napoli. Auric Terrain a Pechino è una passerella sinuosa di oltre 200mila pannelli d’alluminio che si sviluppa come una vena del drago nel paesaggio, dove il movimento è relazione dinamica tra corpo, luce e materia. L’architettura non viene più consegnata alla società, viene negoziata con essa: non è una diminuzione della disciplina, è una redistribuzione della sua intelligenza. Tre voci costruiscono il percorso artistico. Drift presenta “Coded Nature II: Vortex”, dove il pubblico assume il ruolo del vento e attiva il sistema. Wei Tao racconta il “Comma Project”: una gigantesca virgola di 35.547 metri quadrati tracciata nella prateria della Mongolia Interna con tessuto geotessile, poi esistita come vettore matematico in Cad, poi trasmessa da un satellite in orbita, tre stati della stessa punteggiatura, tre modi di abitare l’assenza di significato. Cometabolism Studio presenta “Antagonism”: due altalene ricavate dal monkey cart minerario che creano, attraverso il pubblico, un equilibrio dinamico tra trazione e controbilanciamento, la produzione e il tempo libero riconciliate in un gesto. Curata da Matt Shaw, la sezione Tempi nuovi porta due studi che incarnano le forme contemporanee del movimento. Xing Design lavora con tecnologie emergenti: dalla stazione Yuyuan di Shanghai, con il soffitto di led programmabili che cambia il cielo artificiale secondo le stagioni, al Cloud Engine di Jingdezhen, polo energetico interrato che restituisce alla città un parco. Andblack Design Studio opera nel punto di tensione tra parametricismo occidentale e artigianato locale indiano: la scultura “Vayu”, composta da 4mila pezzi di legno unici che mimano il vento; la Louvered House, con lamelle orientabili per ventilazione naturale e flessibilità d’uso La sezione Architettura senza architetti è affidata a Edward Burtynsky. Tre immagini, “Highway #1” a Los Angeles, “Coal Train” nel Wyoming, “Tyrone Mine” nel New Mexico, raccontano l’intreccio tra le opere dell’uomo e le forze della natura, producendo paesaggi magnetici e surreali. Il testo è una meditazione sulla scala: se fossimo stati all’altezza della nostra genialità ma avessimo mantenuto la popolazione a livelli sostenibili, potremmo aver avuto tutto. Non è accaduto. La miniera di rame di Tyrone, con i materiali di risulta che assumono colori psichedelici appena esposti all’aria, è uno dei paesaggi più perturbanti che Domus abbia mai ospitato. Il Diario apre con il fatto del mese: due eventi separati da un oceano e da temperamenti opposti che si illuminano a vicenda con una precisione quasi crudele. Il Pritzker Prize 2026 assegnato a Smiljan Radić Clarke, sessanta progetti in trent’anni, studio compatto, nessuna concessione alla scala del gesto, e l’apertura delle David Geffen Galleries al Lacma, coronamento dei diciassette anni di lavoro di Peter Zumthor. Mariotti li legge insieme: non come opposti, ma come due risposte alla stessa domanda, formulate da posizioni radicalmente diverse. Nessuno dei due costruisce per la fotografia. Entrambi costruiscono per il corpo. L’architettura non deve solo soddisfare le necessità umane: deve ispirare. Deve interagire. Incoraggia le transizioni spaziali, dissolve i confini, moltiplica le forme possibili dell’essere umani. Seguono le Letture globali: We the Bacteria di Beatriz Colomina e Mark Wigley, che ribalta il paradigma moderno aprendo l’architettura alla coabitazione con i microbi; Cucire universi di Domitilla Dardi, che mostra i legami tra gli schemi dell’uncinetto e le strutture di Pier Luigi Nervi; Architecture Against Architecture di Reinier de Graaf, manifesto in quattordici punti sulla necessità di ripensare come e perché si costruisce oggi; “Roma vietata”, saggio fotografico sulle piazze romane occupate dalle automobili prima delle battaglie per la tutela dei centri storici. Nel corpo del Diario: Paul Smith riflette sui corrimano, dalla Biblioteca Laurenziana alla casa di Barragán a Città del Messico. Valentina Petrucci firma il ritratto di Giorgio Jannone, presidente di Cartiere Pigna, che racconta il proprio rapporto con l’arte — dalla sindrome di Stendhal agli Uffizi alla “Madonna Litta”. Francesco Franchi analizza l’identità visiva delle Olimpiadi 2028 di Los Angeles: tredici bloom generativi, una palette ispirata all’Uccello del Paradiso, quattro font accostati senza gerarchia fissa. Alberto Mingardi rilegge Il mondo nuovo di Huxley e si chiede se il racconto distopico del 1932 non alluda a certe scene di questo inizio secolo. Nanni Delbecchi ritrae l’appartamento di Alberto Moravia al Lungotevere della Vittoria — 12mila volumi, maschere africane, undici tele di Schifano, il ritratto di Guttuso con il pullover rosso fuoco, il santuario modernista di un romanziere che è tornato sempre sul luogo del delitto: gli anni Trenta della borghesia italiana. Loredana Mascheroni cura la collezione “Made to Measure” di Herzog & de Meuron per Unifor, presentata al Salone del Mobile 2026, dove il sughero diventa protagonista assoluto. Walter Mariotti firma “Il valore dell’ospitalità” con il Lasserhaus di Bressanone, intervento su una dimora aristocratica del XV secolo, e la riflessione sull’ontologia dell’abitare contemporaneo. Il Contrordine di Mariotti parte da una fotografia: novembre 1973, Germania, le autostrade vuote per decreto, bambini che corrono in bicicletta sull’asfalto pensato per i motori. Erano i giorni dello shock petrolifero. Oggi, con la crisi dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il venti per cento del petrolio mondiale, siamo di nuovo lì. Il precedente esiste: nel 1973 l’Europa dipendeva dal petrolio mediorientale per circa il settanta per cento del proprio fabbisogno. La differenza, questa volta, è che le alternative esistono. Nel 2025 l’Italia ha installato 7,2 gigawatt aggiuntivi di potenza rinnovabile; secondo Ecco Climate, in un anno potrebbe sostituire oltre l’ottantantacinque per cento del fabbisogno di gas dal Qatar. Il problema non è tecnologico. È una questione di volontà politica e visione culturale. Ogni crisi energetica è, in fondo, una crisi d’immaginazione. La domanda non è se usciremo da questa crisi, ne usciremo. La domanda è se, per la prima volta in cinquant’anni, avremo l’intelligenza e il coraggio di non tornarci.
15,00 €

Arketipo N.191 - 4/2026

Wineries

editore: Tecniche Nuove

pagine: 160

9,00 €

Architetti che insegnano storia. Zevi, Bruschi, Tafuri

Fulvio Lenzo , Renata Samperi
e altri

editore: Campisano Editore

Il volume raccoglie gli esiti del convegno di studi "Zevi, Bruschi, Tafuri e le storie dell'architettura", tenutosi a Ferrara
40,00 € 38,00 €

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