L'architettura è funzionale agli scopi della politica? A questo interrogativo Jean-Louis Cohen risponde osservando che molti regimi hanno sviluppato una politica architettonica, e non solo i regimi totalitari dichiarati (come Germania, Italia, Giappone o Russia). Questi regimi hanno richiesto narrazioni accademiche subordinate alle loro politiche al fine di trovare legittimità nel passato, rivendicando spesso il proprio rapporto con periodi storici o luoghi lontani. In molti casi perciò l'architettura non ha svolto un ruolo emancipatore bensì è stata il vettore di politiche repressive. Per usare le parole dell'autore, vi è «una certa capacità dell'architettura di formare modelli per l'azione politica». Il volume, che raccoglie il ciclo di lezioni tenuto a Mendrisio nell'ambito della Cattedra Borromini (2016-2017), è composto da cinque capitoli che affrontano con una prospettiva trasversale il rapporto tra architettura e politica.
Indice testuale
Nota al testo
Prefazione. L’architettura della politica, la politica dell’architettura, di Christoph Frank
Il governo dello spazio. L’architettura come vettore politico
I. Il potere degli architetti o l’architettura del potere
II. Rappresentare il tempo: la celebrazione delle fratture e dei cambiamenti politici
III. Esprimere il tempo: i paradossi della continuità
IV. La democrazia come committenza: i limiti di un paradigma ideale
V. Generazioni: aspettative ed esperienze condivise
Indice dei nomi
Prefazione. L’architettura della politica, la politica dell’architettura, di Christoph Frank
Il governo dello spazio. L’architettura come vettore politico
I. Il potere degli architetti o l’architettura del potere
II. Rappresentare il tempo: la celebrazione delle fratture e dei cambiamenti politici
III. Esprimere il tempo: i paradossi della continuità
IV. La democrazia come committenza: i limiti di un paradigma ideale
V. Generazioni: aspettative ed esperienze condivise
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